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Cosa significano le parole di Giuliano Amato sulla strage di Ustica?

A quarantatré anni di distanza, le parole dell'ex premier riaccendono i fari dell'opinione pubblica sulla tragedia e sui successivi depistaggi

4 minuti di lettura

In Italia si torna a parlare della strage di Ustica a quarantatré anni di distanza dalla sera del 27 giugno 1980, quando un aereo di linea Itavia, con a bordo settantasette passeggeri e quattro membri dell’equipaggio, è affondato nelle acque del Mediterraneo. A far riemergere nel dibattito pubblico e nei media una questione su cui nel frattempo la magistratura italiana ha continuato a indagare, attraverso l’attività della Procura di Roma, è stata l’intervista rilasciata a Repubblica dall’ex Primo Ministro Giuliano Amato, pubblicata il 2 settembre 2023.

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Giuliano Amato. Fonte: Wikipedia

Le dichiarazioni di Giuliano Amato sulla strage di Ustica

Giuliano Amato torna a parlare dei depistaggi che tentano di insabbiare la verità da quattro decenni a questa parte: sostiene che né la teoria del cedimento strutturale del velivolo, avanzata nei primi anni Ottanta e ad oggi smentita, né l’ipotesi di un attacco terroristico, cioè di un ordigno esploso a bordo dell’aereo facendolo precipitare, siano credibili. Secondo l’ex premier, come già era stato sostenuto dal primo ministro al tempo dei fatti, Francesco Cossiga, la morte di quelle ottantuno persone è stata causata da un missile francese che ha colpito l’aereo civile nel corso di un’operazione NATO destinata a uccidere il dittatore libico Mu’ammar Gheddafi, che si ritiene stesse rientrando in Libia sorvolando l’Italia. Secondo questa ricostruzione, dopo essere stato informato da Bettino Craxi del piano di aggressione del blocco Atlantico, l’aereo militare su cui viaggiava il colonnello libico, nella speranza che le forze militari occidentali non avrebbero osato colpirlo visto il rischio di causare una strage civile, si sarebbe nascosto nella scia aerea dell’aereo DC9 Itavia, il quale stava percorrendo l’aerovia Ambra 12 per raggiungere Palermo da Bologna.

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No comment dall’Eliseo

Le parole di Giuliano Amato sulla strage di Ustica riportate da Repubblica suonano come un appello a chiunque conosca la verità e soprattutto nei confronti delle autorità francesi. Amato cita direttamente Emmanuel Macron che, vista la sua distanza anche anagrafica dai fatti del 1980, avrebbe oggi l’opportunità, ma anche il dovere, di fare chiarezza riguardo questo intrigo internazionale per rendere giustizia alle vittime e alle loro famiglie. Secondo Amato, insomma, il presidente francese dovrebbe dimostrare l’estraneità della Francia rispetto a quei fatti oppure assumersene la responsabilità e scusarsi. Nessuna comunicazione ufficiale da parte dell’Eliseo è seguita al dibattito aperto in Italia da queste dichiarazioni, e l’agenzia di stampa italiana Adkronos riporta che le fonti d’oltralpe interpellate hanno rifiutato di rilasciare commenti in merito. In Italia la Premier Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno invitato Amato a deporre alla magistratura, nel caso fosse in possesso di informazioni rilevanti ai fini delle indagini. Con la Procura di Roma, in effetti, Amato aveva già parlato nel 2008, quando una nuova inchiesta era stata appena aperta, avanzando la stessa tesi sostenuta negli scorsi giorni. Negli ultimi mesi, dopo quindici anni da quest’ultima tornata di indagini, si iniziava a vociferare di un’ipotesi di archiviazione. Proprio alla luce di questo elemento, dunque, le parole di Giuliano Amato suonano importanti, al fine di mantenere alta l’attenzione della magistratura e dell’opinione pubblica sulla necessità di non abbandonare le speranze di giungere ad una verità storica e giudiziaria.

Dopo lo “scompiglio” creato dalle sue dichiarazioni sulla strage di Ustica, Giuliano Amato ha tenuto una conferenza stampa il 5 settembre in cui ha specificato di non “possedere la verità”, ma che di certo Macron ha il dovere di collaborare nelle indagini, per esempio risolvendo i dubbi sulla base di Solenzara, in Corsica, in quanto possibile luogo di decollo degli aerei militari francesi che avrebbero abbattuto l’aereo di linea italiano. Le autorità francesi ai tempi dei fatti avevano sostenuto che la base di Solenzara fosse chiusa nella serata del 27 giugno 1980, quindi che nessun aereo sarebbe potuto partire da lì, mentre successive testimonianze hanno sostenuto che la base fosse in piena attività.

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Aereo Itavia. Fonte: Wikipedia

I depistaggi sulla strage di Ustica

La questione della base di Solenzara è solo uno dei numerosi punti di non tenuta nei depistaggi che varie istituzioni, tra cui anche la Marina militare italiana i cui generali sostenevano l’ipotesi dell’attacco terroristico, hanno orchestrato nel corso degli anni. A lungo, per esempio, la NATO ha sostenuto che non fosse in corso alcuna operazione o esercitazione durante la sera della strage, mentre testimonianze rese durante la trasmissione d’inchiesta Atlandide, condotta da Andrea Purgatori nel 2020, hanno riportato che persino i pescatori siciliani erano stati avvertiti di non uscire a pescare durante la notte per via dello svolgimento di una “esercitazione”. Perizie radar inoltre hanno confermato, durante le indagini del giudice istruttore Rosario Priore, che il cielo quella sera fosse tutt’altro che deserto. Oppure ancora, è stato sempre Andrea Purgatori nel 2020 a intervistare generali della marina militare statunitense che si trovavano sulla nave portaerei USA, formalmente ancorata al largo di Napoli, il 27 giugno 1980. Secondo questi militari americani dalla portaerei Saratoga, la sera in questione, sarebbero decollati caccia armati rientrati poi senza munizioni. I piloti avrebbero spiegato ciò sostenendo di aver abbattuto due aerei MIG libici. È per via di questi indizi che la Saratoga è stata a lungo oggetto di sospetti come possibile base di partenza degli aerei, che in questa pista si riteneva fossero statunitensi e non francesi, che avrebbero colpito il DC9 italiano. Testimonianze e smentite che non sono possibili da confermare, visto che la marina statunitense, di fronte alla richiesta italiana di accedere alle registrazioni radar della Saratoga riguardo al traffico aereo nel cielo soprastante, ha fatto sapere che i radar quella sera erano stati spenti perché interferivano con le frequenze radio-televisive a Napoli disturbandone il segnale: una prassi molto strana per una nave militare con a bordo aerei d’attacco.

Elencare tutte le versioni contrastanti riguardo agli avvenimenti che hanno determinato la strage di Ustica è un’impresa ardua, quel che è certo è che questa vicenda giace ancora nell’ombra. L’appello di Giuliano Amato per ottenere la collaborazione delle autorità francesi nelle indagini accende quindi un nuovo riflettore, ma la strada da percorrere per gettare effettivamente una luce appare ancora lunga e tortuosa.

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Francesca Campanini

Classe 1999. Bresciana di nascita e padovana d'adozione. Tra la passione per la filosofia da un lato e quella per la politica internazionale dall'altro, ci infilo in mezzo, quando si può, l'aspirazione a viaggiare e a non stare ferma mai.

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