di Aurelio Lentini
Dopo che, nel precedente articolo, abbiamo lasciato dei grossi, grossissimi puntini di sospensione su cosa significhi parlare di piano umano e piano disumano, di A e non A, e su quali siano le contraddizioni che emergono dalla loro coesistenza e collisione; dopo tutto questo, negli ultimi giorni sono venuti fuori alcuni elementi molto interessanti, tra i quali un nuovo sito internet assolutamente esemplificativo.
Anzitutto, cosa significa che le relazioni umane sono basate, influenzate o prodotte da fattori disumani(zzanti)? Significa che nella vita di ogni giorno entriamo in rapporto con numerosi – troppi – elementi di disumanizzazione, cioè fattori che per loro stessa natura non si adattano alle modalità e ai ritmi di vita “umani” ma li costringono a modificarsi per adattarsi a loro. Proprio come in passato l’uomo ha smesso di adattarsi all’ambiente e ha cominciato a modificare l’ambiente in base alle proprie esigenze.
Quand’è che le cose entrano in corto circuito? Quando il complesso degli elementi di disumanizzazione arriva a comporre una realtà alternativa e antitetica alla realtà vera, un piano virtuale sul quale facciamo esperienze, diamo e riceviamo informazioni, comunichiamo e proviamo sentimenti (felicità, allegria, amore, angoscia, paura); ma soprattutto quando questa realtà virtuale arriva a influenzare e determinare la realtà umana.
Un esempio? Al di là della psicosi da terrorismo, con tutte le conseguenze negative a livello psicologico che comporta, che sarebbe assolutamente inesperita (o perlomeno non in questo modo) da buona parte della popolazione se non ci fosse la realtà mediatica a farci preoccupare che da un momento all’altro potrebbe saltare in aria il nostro condominio; tralasciando questo, in Canada è nato un sito, molto accattivante, per porre fine alle nostre relazioni sentimentali.
Avete capito bene. È nato un sito tale per cui chi voglia porre fine a una relazione, ma non ha la faccia per farlo, può contattarlo e loro si incaricheranno di scaricare il partner al posto proprio. Naturalmente a pagamento e con una serie di gingilli per indorare la pillola.
Il sito si chiama Breakupshop (che volutamente non linkiamo), e al grido di «Be Your Own Boss» (sii il capo di te stesso) offre una vasta gamma di breakups (rotture), come una vera e propria agenzia, per interrompere il vostro rapporto.
Ogni modalità ha un costo preciso, dall’sms o la mail a 10 dollari si può passare alla telefonata diretta, con la quale uno spezzacuori professionista (che ognuno di noi può diventare e riceverà un guadagno percentuale in base ai regali scelti e un feedback dagli utenti a rottura consumata – sì, è agghiacciante) scaricherà la vostra ex anima gemella per soli 29 dollari. Per i più romantici sono previste le lettere standard (20 dollari per un testo del tipo «Caroa ti informiamo che X ha deciso di lasciarti, avete avuto dei grandi momenti, capiamo che sarai scossao e triste ma ti rimetterai in piedi alla svelta, ti siamo vicini e ti auguriamo il meglio») oppure le lettere personalizzate (30 dollari).
A esclusivo appannaggio delle anime sensibili è prevista la modalità messaggio o mail più bouquet di fiori, al modico costo di 48 dollari. Ogni rottura inoltre può essere accompagnata da un regalo per la persona sfortunata, dai calici di vino ai fiori, dai videogiochi agli abbonamenti TV, dai biscotti al pacco regalo. Tutto rigorosamente acquistato su internet, messo nel carrello, e via! La nostra relazione è finita!
Su chi è più folle, se chi lo ha inventato o chi ne farà uso, è meglio non pronunciarsi. La realtà in ogni caso supera la fantascienza, l’amore liquido sta gocciolando via dalle mani del povero Zygmunt Bauman, e nemmeno il compianto Isaac Asimov era riuscito a prevedere una simile aberrazione. Sta di fatto che la disumanizzazione si è spinta fino a questo punto della sfera intima e sentimentale, dove chi ne fa uso (o ne è vittima?) rinuncia perfino ad assumersi la responsabilità di un addio, fosse pure per telefono.
In un caso del genere, facendo un minimo sforzo di astrazione, i due piani diventano perfettamente visibili, ed è possibile capire il perché di un piano umano e di un piano disumano: perché le storie d’amore non sono prodotti da supermercato, né bicchieri della Nutella che non abbiamo nessuna remora a rompere perché tanto di sotto ne vendono a pacchi. Eppure, nonostante questo sito sia un triste momento per la nostra società, la società stessa è drammaticamente marcia.
A un problema esistente di sfilacciamento relazionale nei rapporti di coppia, di superficialità, di scarsa comprensione, invece che un maggior sforzo, un’introspezione, un’indagine sulle nostre scelte o emozioni, la realtà virtuale propone una soluzione a responsabilità emotiva zero che è peggio del male che l’ha fatta sorgere.
Se già le esperienze artistiche o contemplative (guardare un monumento o un tramonto) per la maggiore non vengono vissute che in modo mediato, e cioè per mezzo di un filtro, la foto, senza il quale ci sembra di non aver per nulla esperito – in altre parole «non so che farmene a mani vuote di una cascata se poi non la posso postare su Facebook» – tuttavia la mercificazione di un addio era una cosa alla quale francamente non si era ancora preparati.
Ma altresì è un fatto che la dice lunga su quanto televisione, mass media, mail, chat, smartphone, precarietà e crisi di identità individuali e collettive abbiano modificato il nostro modo di vivere e di pensare: rendendolo talmente alienato (o schiacciato sulla stessa realtà virtuale) da immaginare di poter porre fine a una relazione per interposta persona (virtuale anch’essa!).
Resta una magra consolazione: è sempre possibile fare altrimenti, innamorarsi e abbandonarsi in modo pieno e doloroso, ma vivo. E soprattutto, se a qualcuno dovesse capitare di essere mollato attraverso il Break Up Shop, non c’è da preoccuparsi: illa vostra ex era una solenne testa di minchia.
Immagini: pixabay.com
[jigoshop_category slug=”cartaceo” per_page=”8″ columns=”4″ pagination=”yes”]
[jigoshop_category slug=”pdf” per_page=”8″ columns=”4″ pagination=”yes”]
[…] inesatto o quanto meno parziale. Non abbiamo le macchine volanti ma il respiro angosciante e disumanizzante ha cominciato a fare la sua comparsa già da quei ruggenti anni ’80 in cui Ridley Scott ha […]
[…] materializzarsi l’essere moderno e – nella stessa immagine – la prova della sua disumanizzazione. La modernità è un esercizio solitario di vita sociale, espressione che già di per sé è […]
[…] Leggi le prime due Storie di ordinaria disumanità: #1, #2 […]