Il musical Notre Dame De Paris ricomincia il suo tour. Lo spettacolo, tratto dal romanzo di Victor Hugo, coinvolge lo spettatore e lo fa riflettere su tematiche ancora oggi attuali.
Lo spettacolo
Notre Dame De Paris è uno spettacolo musicale le cui musiche sono state composte da Riccardo Cocciante e i testi da Luc Plamondon nella prima versione francese. Il 14 marzo 2002 debutta in una versione italiana i cui testi sono stati scritti da Pasquale Panella e prodotta da David Zard, da allora in Italia è stato replicato più volte riscuotendo sempre un notevole successo. Oggi riprenderà un tour che inizierà con Pesaro, per poi fare tappa fra le altre anche all’Arena di Verona.
La storia è tratta dall’omonimo romanzo di Victor Hugo ed è conosciuta al grande pubblico anche grazie alle varie trasposizioni cinematografiche che ha ispirato (celebre quella con Gina Lollobrigida come Esmeralda), prima fra tutte sicuramente Il gobbo di Notre Dame, classico Disney che però differisce molto dalla storia originale, a differenza del musical (o «opera popolare», come Cocciante ama definirla) in cui invece non figurano cambiamenti di trama importanti.

Ph: Mariella Matera
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La fatalità al centro della storia
Il romanzo di Victor Hugo è estremamente complesso e ricco di tematiche, che lo spettacolo ha tradotto in musica e scenografie. Trasportandoci nel 1482, ci viene narrata la tragica vicenda di Esmeralda e della Francia medievale, in uno sfondo importante. In realtà, infatti, la principale spettatrice è la splendida cattedrale di Notre Dame, che di recente tutti noi abbiamo tristemente ricordato per l’incendio che l’ha colpita. La vera protagonista, potremmo dire, è proprio la maestosa Chiesa. Prova ne sia che nel romanzo viene anche dato spazio ad una scritta che si narra dovesse trovarsi in una torre della cattedrale: fatalità. Victor Hugo trascrive così la parola greca ananke (ἀνάγκη), che molti hanno osservato significare letteralmente necessità. In realtà fatalità è una traduzione corretta se pensiamo che Ananke era la dea greca del fato e del destino. Di questo destino sono vittima tutti i personaggi del romanzo, come delle loro passioni e delle loro debolezze. Il mito è, infatti, solo uno degli elementi culturali rilevanti di questo grande classico.
L’attualità della Corte dei miracoli
Il contesto storico in cui è ambientata la vicenda del romanzo di Hugo è pregno di problematiche sociali che ancora oggi possono offrirci spunti di riflessione: sentiamo sempre di più parlare di immigrazione e ci chiediamo quale debba essere la nostra reazione a riguardo, politicamente ma anche eticamente. Victor Hugo nel romanzo descrive la vita di esclusi ed emarginati, poveri e clandestini, che si creano una loro corte fuori dalla società.
La Corte dei miracoli storicamente era infatti costituita da quei quartieri e vicoli in cui si riunivano zingari e vagabondi, veniva chiamata «dei miracoli» in quanto i suoi abitanti fingevano di avere ferite varie per truffare i passanti, ma queste ferite guarivano miracolosamente durante la notte. Secondo altre fonti, invece, il miracolo consisteva nel fatto che anche il più miserabile viene considerato il più ricco. A Parigi le corti dei miracoli erano molto diffuse, tuttavia Victor Hugo la ambienta erroneamente nel Medioevo, mentre esse risalgono più che altro al Seicento.
Nel romanzo viene dipinta una comunità estranea al mondo con le proprie regole, una massa di emarginati e di esclusi, in un’epoca di grandi cambiamenti e di sviluppo. È stata infatti da poco inventata la stampa, lo stesso Frollo afferma «Questo ucciderà quello. Il libro ucciderà l’edificio».

Ph: Mariella Matera
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«Noi siamo gli stranieri, i clandestini»
Noi siamo il formicaio
Che è sotto la città
Tu, uomo, dove sei?
Il mondo non è qua
Ma è qua che cambierà
E si mescolerà
E ricomincerà
Da quiNoi siamo gli stranieri
– I clandestini, Notre Dame De Paris
I clandestini
Noi uomini e donne
Soltanto vivi
Noi siamo gli sconfitti
Battuti e vinti
E se noi perdiamo
Perdiamo niente.
Nello spettacolo teatrale viene dato immenso spazio a questa massa, alla folla a cui lo stesso Victor Hugo ha dato un ruolo fondamentale nel suo romanzo. La seconda canzone del musical si chiama proprio I clandestini e presenta gli zingari e gli emarginati allo spettatore. Nello spettacolo non manca, ovviamente, il riferimento alla modernità e all’esclusione dello straniero che ancora oggi si fa spazio nelle nostre culture.
In tal senso è Clopin, il capo degli zingari, a rappresentare questa lotta costante per affermare proprio quel miracolo, l’essere ricco anche se misero. Invece, l’arcidiacono Frollo chiede al capitano Febo di bloccare «quella melma là, una banda di miserabili straccioni», nell’idea che nel classico Disney già è stata presentata di “purificare la città” (addirittura nel film Disney gli zingari vengono paragonati ad insetti). Eppure, Clopin mette in evidenza come «il mondo cambierà, si mescolerà», mostrando quanto in realtà il punto focale dello sviluppo sia una convivenza delle diversità. Perché non esiste una «pelle più bella».
Pelle tua che non è bella più della mia. […]
Come fare un mondo
– Condannati, Notre Dame De Paris
Senza povertà e frontiere?
Come fare un mondo
Dove non c’è più
L’escluso? […]
Mondo che mi umiliò
Mi piegò, mi spezzò
Condannò.
Nella canzone Condannati vediamo in scena un Clopin infuriato che lotta contro le guardie insieme ai clandestini. Si chiede, gridando, se sia possibile non escludere più nessuno, ma fare un mondo senza povertà ed emarginazione. La domanda è, purtroppo, ancora oggi senza risposta, ma è fondamentale continuare a porsela ugualmente. Non ci resta che emozionarci, ma anche riflettere, con Notre Dame De Paris, uno spettacolo che da anni incanta i nostri teatri e che da oggi avremo l’opportunità di trovare in tour magari nella nostre città.