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Shigeko Kubota: ovvero come mediare con il corpo

Dagli esordi nel movimento Fluxus alla celebre esibizione «Vagina Painting»: chi era Shigeko Kubota?

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3 minuti di lettura

Nata il 2 agosto 1937 a Niigata, città situata di fronte all’isola di Sado, Shigeko Kubota è stata una video artist, scultrice e artista performativa.

Dopo aver studiato scultura alla Tokyo University of Education, si afferma ben presto nella scena artistica d’avanguardia di Tokyo nei primi anni ’60. Nel 1964 entra infatti in contatto con il movimento artistico Fluxus: dopo averne conosciuto il fondatore George Maciunas, si trasferisce a New York per studiare presso la New York University e la New School for Social Research. Il dialogo con i membri del movimento Fluxus comincia da subito, e Kubota si inserisce facilmente nel gruppo con body perfomances e installazioni video.

Shigeko Kubota nel suo studio, 1972.

Il movimento Fluxus

Il movimento Fluxus si caratterizza sin da subito per la forte partecipazione di artiste donne, quasi un’anomalia all’interno della storia dell’arte. Un dialogo aperto, quello tra l’arte creata dagli uomini e quella creata dalle donne, che spesso sfocia in disapprovazione, ma anche in momenti solenni di riconoscimento. 

Fluxus manifesto,1963
Fonte: Google Arts&Culture

Gli artisti Fluxus mettono in scena i loro corpi in spazi sociali e interattivi, puntando e attirando l’attenzione sulla quotidianità. Le artiste del movimento – tra cui si ricordano anche Yoko Ono, Carolee Schneemann, Jean Brown, Esther Ferrer, Alice Hutchins invece, fanno usi espliciti ed erotici dei propri corpi nei loro lavori, indagando la fisicità con mezzi diversi, sfruttando l’immediatezza della perfomance e dei video.

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ll pensiero artistico e la formazione di Kubota si inseriscono dunque in questo clima, fortemente influenzato anche dalle idee di Marcel Duchamp e del compositore John Cage. Fu però Nam June Paik, pioniere della videoarte, a diventare il partner indiscusso di Shigeko, non solo professionalmente: i due difatti si sposarono nel 1977, e il loro sodalizio artistico e sentimentale si interruppe soltanto nel 2006, con la morte di lui.

Nam June Paik (1932–2006) and Shigeko Kubota,1974.
Fonte: Courtesy Korea Times

L’artista Kubota e il suo «Vagina Painting» 

Shigeko Kubota, durante il Perpetual Fluxus Festival alla Cinematheque di New York nel 1965, mette in scena il Vagina Painting. È la sua prima, e unica, esibizione di questa performance: Kubota cammina accovacciata su un grande foglio di carta con un pennello attaccato alla gonna. I tratti lasciati con il colore, le macchie rosse, alludono al sangue, quello delle mestruazioni, della fertilità. La performance ricorda anche le esibizioni delle geishe, alcune delle quali erano solite intrattenere gli ospiti con la propria calligrafia, scrivendo non con le mani ma guidando col corpo il pennello posato sulla vagina.

Kubota artista
Shigeko Kubota, Vagina Painting,1965

Nella performance eseguita da Shigeko Kubota le citazioni sono molteplici, tanto che il pezzo è stato da alcuni interpretato come una risposta femminista all’action painting di figure maschili come Jackson Pollock, che erano al centro dell’espressionismo astratto, ma anche agli Anthropométries di Yves Klein, precursore della Body art, che impiegava corpi di donne come “pennelli umani”. 

Nel tempo Vagina Painting ha attirato molte critiche, tuttavia, in risposta a chi credeva che le sue fossero perfomances femministe, la stessa artista ha negato quest’ipotesi: Kubota non credeva che l’arte avesse un genere, piuttosto qualcosa da esprimere.

Kubota artista
Shigeko Kubota, Vagina Painting, 1965
Fonte: www.moma.org

Duchampania: nudo che scende da una scala (1976)

Durante il corso della sua carriera, Shigeko Kubota più volte ha citato esplicitamente – attraverso le proprie opere – i lavori di Marchel Duchamp, artista poliedrico da lei molto ammirato. Negli anni ’70 Kubota ha realizzato infatti una serie di video-sculture a lui dedicate: fra queste vi è la sua reinterpretazione del dipinto iconico Nudo che scende le scale n. 2 in cui viene proposta allo spettatore una figura astratta in movimento, con l’intento di mostrare diversi momenti nel tempo all’interno di una stessa immagine.

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Kubota, dal canto suo, filma una cineasta nuda che scende nella hall di un hotel a Manhattan. Il filmato in loop viene riprodotto su quattro schermi televisivi, ciascuno racchiuso in un gradino di una scala in compensato. L’involucro in legno è utilizzato sia come una soluzione rapida per evitare la riproduzione dei marchi sui dispositivi, sia per alludere a un modo organico per frammentare le immagini e unire il tempo, proprio come aveva fatto Duchamp. L’opera è stata molto apprezzata a nel 1977 è stata acquistata dalla curatrice Barbara London come prima video-scultura nella collezione del MoMA.

Kubota artista
Shigeko Kubota,Duchampiana: Nude Descending a Staircase,1976
Fonte:https://www.moma.org/audio/playlist/220/2853

Dopo la morte di Shigeko Kubota, avvenuta nel 2015, Tobias Berger, ex capo curatore del Nam June Paik Art Center (galleria d’arte intitolata all’omonimo artista i cui lavori sono conservati nella collezione permanente),ha scritto:

Sono stato abbastanza fortunato da crescere in una casa dove uno dei nostri ospiti abituali era Nam June Paik. Ha sempre detto che la sua unica vera competizione come artista è quella con sua moglie Shigeko Kubota. Ci sono voluti più di 30 anni prima che incontrassi personalmente Shigeko e finalmente vidi il lavoro in originale. A quel punto ero capo curatore del Nam June Paik Art Center in Corea e l’ho visitata nel suo studio a Soho. Vedere tutti i suoi lavori lì come Nude Descending a Staircase, che è stato esposto al MoMa, mi ha fatto capire che Nam June aveva ragione. Era la sua unica concorrenza!

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Fausta Riva

Fausta Riva nasce in Brianza nel 1990.
Geografa di formazione(Geography L-6) poi specializzata in fotografia al cfp Bauer.
Oggi collabora con agenzie fotografiche e lavora come freelance nel mondo della comunicazione visiva.
Fausta Riva nasce sognatrice, esploratrice dell’ordinario. Ama le poesie, ama perdersi e lasciarsi ispirare.

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